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Da dove viene Zaccagno

L'Osservatore

Da dove viene Zaccagno

Andrea Zaccagno rappresenta la sorpresa più grande tra i protagonisti di questo Mondiale Under-20 dell’Italia al di sopra delle aspettative. Tutti conoscevamo anche solo i volti di Mandragora, Dimarco e Orsolini, che già portano le stimmate dei predestinati con alterne fortune, mentre Zaccagno è finito tra i pali dell’Italia quasi per caso.

Il portiere proveniente dalle giovanili del Torino viene da un anno anonimo in Serie B, alla Pro Vercelli, dove non è nemmeno il titolare (appena 3 presenze tra campionato e Coppa Italia), e il suo nome non era certo il più conosciuto all’interno di quella che potrebbe essere una delle generazioni di portieri più feconde degli ultimi anni. L’ombra in cui Zaccagno era costretto era particolarmente grande e opprimente se pensiamo che i nomi erano quelli di Donnarumma, Meret e Audero.

Eppure Zaccagno viene percepito oggi come l’uomo che sta letteralmente trascinando l’Italia verso la finale, prendendosi per adesso il meglio della singolarità del ruolo del portiere. Ho scelto le sue cinque parate più spettacolari in questo torneo, per caricarci in vista della semifinale di domani.

5.

In questo Mondiale Under-20 non si può dire che Zaccagno non abbia avuto modo di mettersi in mostra. È di gran lunga il portiere che effettua più parate (per adesso 26, il secondo classificato, Micheal Wood della Nuova Zelanda, sta a 21) e ha già dovuto affrontare due rigori, di cui uno parato. Un tale impegno lo ha probabilmente aiutato a mantenere la concentrazione alta (para l’81,3% dei tiri in porta subiti, uno dei migliori della competizione), coniugandola con alcuni fondamentali tecnici già di altissimo livello, come il posizionamento. In questo caso, ad esempio, arriva senza troppo affanno su un tiro particolarmente angolato e potente, con uno stile tra l’altro particolarmente pulito.

4.

A proposito di posizionamento e concentrazione. Zaccagno, sempre contro lo Zambia, è riuscito a salvare questo tiro deviato riuscendo a tenersi in piedi nonostante stesse già preparando il tuffo. Il riflesso è prodigioso, è vero, ma l’essere al posto giusto al momento giusto gli fa finire la traiettoria comunque sui guanti, senza che lui si muova più di tanto.

3.

Qui invece è l’esplosività e l’elasticità, forse le due caratteristiche fisiche migliori di Zaccagno, che salvano il portiere della Nazionale. Il tiro non è particolarmente angolato, ma è basso e potente. Zaccagno deve allungarsi scendendo a terra, senza perdere forza sulle mani per poter respingere il pallone fuori dalla propria porta. Quello che ne esce fuori è un’opera d’arte.

2.

Un altro fondamentale in cui Zaccagno sembra poter eccellere è l’uscita bassa. Qui riesce prima a deviare con le gambe il cross dell’avversario e poi a riposizionarsi immediatamente in porta per parare anche la ribattuta. Anche in questo caso è l’ottimo posizionamento a salvarlo: sembra essere la palla a finirgli sulla mano e non il contrario.

1.

Quando il posizionamento non lo aiuta, Zaccagno fa affidamento alle risorse su cui di solito si basano la maggior parte dei portieri: i riflessi e la reattività. In questo caso il pallone è potente e ha una traiettoria a uscire in modo da allontanarsi progressivamente dal busto del portiere. Zaccagno, però, si piega come una canna al vento e riesce a deviare sopra la traversa una palla che sembrava non poter far altro che entrare in porta.

Anche in questo caso, nonostante la difficoltà della parata, il portiere della Nazionale sembra aver usato solo una frazione del suo potenziale. Come se il meglio dovesse ancora venire.

Dario Saltari

Firma de l'Ultimo Uomo, nasce a Frascati nel 1989. Laureato in Relazioni Internazionali, scrive storie di finzione su eventi realmente accaduti per passione e storie vere su eventi di finzione per lavoro. Ha fondato l’Amsterdam Roma Club mentre era in Erasmus.

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