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Romolo e Remo/2 37.a puntata

Calcio Italiano

Romolo e Remo/2 37.a puntata

Foto di copertina: Mario Mafai, “Luce d’autunno”.

Benvenuti alla nuova stagione di Romolo e Remo, la rubrica in cui Daniele Manusia, direttore de La Giocata, e Simone Conte, conduttore di Tango! su Roma Radio, discutono fraternamente, alla maniera di Romolo e Remo, su quello che capita a “A Maggica”. Buona lettura!

Daniele Manusia

Ciao Simone, questa settimana comincio con una confessione personale. L’estate soffro di nostalgia. Non posso essere l’unico, ma è comunque paradossale in un periodo dell’anno in cui persino i cactus fanno i fiori. Non sono l’unico, lo so, perché ne ho parlato in questi giorni con un amico (un caro amico, laziale purtroppo per lui). Lui dice che forse è legato al fatto che finisce la stagione lavorativa, che in un certo senso è una separazione…

Ti dico questo perché, a parte la bassa pressione dovuta al caldo che mi toglie un pezzo di giornata, io sinceramente non ho l’energia per continuare – senza alcuna soluzione di continuità – la guerra ormai in atto da almeno sei mesi tra la mia sincera passione, la voglia di tifare la Roma indipendentemente dalla posizione in classifica, per capirci, e tutto quello che leggiamo ogni giorno. Non ho neanche voglia di fare polemica sui perché, i come, di lamentarmi delle battagliette tra tifosi che completano un quadro di assoluta mancanza di tranquillità per chiunque segua il calcio da vicino, dico solo che, almeno, si poteva aspettare qualche settimana in più dalla fine della stagione vera e propria. Si poteva seguire l’Under-21, la Confederations, stare un po’ tranquilli insomma. E invece niente.

Eppure, in questo clima malsano – per tutti, ma, per ragioni contingenti, specialmente per i romanisti che anche se hanno appena concluso una grande e difficile stagione al secondo posto devono già immaginare la propria squadra retrocessa al terza o al quarto, e magari neanche ci andiamo a fare la Champions League tanto che ci frega – in questo clima tossico, dicevo, si è abbattuto come un fulmine in una palude gracidante di rospi Ramón Rodríguez Verdejo, detto Monchi. So che non posso essere il solo a trovare sollievo nelle sue risposte. Nella sua lucidità, ma anche nella preparazione: gli hanno chiesto di Salah, di Rüdiger, di Manolas e persino di Strootman e Nainggolan, e lui aveva risposte su tutto. E non erano risposte di circostanza.


«Chi ha detto che vado via?».

Simone Conte

Caro Daniele, mi sembra che quest’anno, quel momento in cui vorresti vivere attaccato ad una flebo di Polase, sia arrivato prima del solito. Non lo so, non sono andato a controllare, quello che so è che non penso di poter sopravvivere a questa estate. Cioè, non mi sembra l’ipotesi più plausibile, poi magari succede eh. Per quanto riguarda lo sfilacciamento del tessuto tifoso romanista, ovviamente ne sono dispiaciuto, però sinceramente la mia percezione è che al netto di una quota di frustrazione inestirpabile in tempi medio-brevi che c’è e ci sarà e che mi sento di comprendere quando non sfocia nella violenza verbale, la combo Monchi-Di Francesco sia stata vissuta quanto meno con della curiosità positiva da tanti tifosi della Roma.

Io penso che dobbiamo abituarci a un nuovo schema. Veniamo da 18 mesi nei quali all’allenatore abbiamo associato l’immagine del commander-in-chief, perché Spalletti non concepisce il proprio ruolo in un modo diverso da quello, nel quale bisogna affermare la propria autorità senza soluzione di continuità. Di Francesco è un profilo diverso, almeno per quanto riguarda la comunicazione, non mi sembra che voglia affermare l’immagine di un sergente di ferro, e considerato lo sfilacciamento di cui sopra, forse un pacificatore è quello di cui potremmo aver bisogno senza ancora averlo capito appieno.

E per quanto citare il claim di una carta di credito non sia particolarmente poetico, mi viene da dire che per tutto il resto c’è Monchi. L’impressione che hai ricavato tu dalle sue risposte è quella che hanno ricavato tutti i romanisti, ha toccato le corde dell’orgoglio, e ha ribadito un concetto utile a scardinare un’autopercezione che non risponde alla verità: la Roma non è un supermercato. L’affiatamento tra queste due figure può essere la base di un progetto tecnico caratterizzato da un’armonia e un’identità di vedute che forse non abbiamo mai conosciuto. Non credo sia un caso che il passaggio più citato tra le dichiarazioni dell’allenatore sia quel: “Vogliamo mettere su una squadra forte, verò direttò?” rivolto a Monchi.

Daniele

Sì esatto, e a proposito di che cos’è una “squadra forte”, volevo sottolineare anche un aspetto che forse non abbiamo approfondito abbastanza in passato. Pensavo: se Spalletti aveva un accordo già da febbraio con l’Inter, è possibile che questo non abbia influenzato il suo rapporto con la squadra? Cioè, Spalletti ha ottenuto indubbiamente un successo – e chi lo ricorda in modo diverso lo fa probabilmente per ragioni extra-campo – e noi stessi abbiamo sottolineato più volte come la mentalità della squadra sia cambiata con lui, grazie a lui. Ma il fatto che sia venuta fuori una squadra così di carattere, magari è dipeso anche dalla “lontananza” (vera o percepita, sto parlando del rapporto allenatore-giocatore che è sempre delicato) con Spalletti. Non è che avere un allenatore che non è “un amico” gli è servito a diventare una squadra matura?

A questo aggiungo: nessuno di quelli che pensano al valore delle squadre e pesano gli acquisti e le cessioni riflette appieno sull’aspetto psicologico del calcio. La Roma scoppia di giocatori carismatici, è ridicolo se pensi che nella stessa stanza c’è gente come De Rossi, Strootman, Nainggolan, Dzeko, Rüdiger, Fazio. Aggiungici gente come Perotti, che con il Genoa dopo aver segnato un gol di quell’importanza, con quella decisione, magari non ha fatto felici i suoi tifosi, ma ha di sicuro mostrato una determinazione fuori dal comune. A questo gruppo, che senz’altro perderà qualche pezzo, magari importante, si è appena aggiunto un 29enne capitano – dopo Rafa Márquez, altro giocatore di carattere – del Messico. Con esperienza, e con lo sguardo di uno che insomma gli puoi dire tutto tranne due cose: 1) che il suo piede sinistro non sia educato e 2) che non abbia carattere.


Il sinistro educato di Moreno.

Stiamo formando una bellissima banda di gente brutta, sporca e cattiva. E mi piace. Anche perché la palla la trattano tutti bene.

Simone

Ecco, sull’acquisto di Moreno la nostra naturale diffidenza verso qualsiasi cosa che non conosciamo è emersa in modo più netto. Io non conosco questo giocatore, e non lo avevo mai sentito neanche nominare fino a due giorni fa, quindi ho provato a documentarmi un po’. Alla fine me ne sono fatto una buona impressione, e forse il feedback più convincente che ho avuto è stato quello dei suoi ex tifosi in un thread su reddit, che sostanzialmente non se ne fanno una ragione, soprattutto a quel prezzo (5.7 milioni).

In molti lo avevano interpretato come un segnale definitivo del via libera alla cessione di Rüdiger, viste le parole di Monchi per ora tenderei a considerarlo più un sostituto di Vermaelen, che ha clamorosamente disatteso ogni aspettativa sul suo conto, e con il quale Moreno, pur essendo un giocatore diverso, ha dei punti di contatto, soprattutto nella capacità di impostare il gioco.

Insomma io non credo che il difensore messicano sia stato acquistato per fare il titolare, ma visto il suo profilo e tenendo conto anche solo del percorso fatto da Fazio nell’ultimo anno, credo che potrebbe tranquillamente succedere che fra tre o quattro mesi quando metteremo in campo la Roma il sabato, Moreno sarà tra gli undici e non tra le riserve. Ed è vero che il suo arrivo arricchisce ulteriormente la Roma dal punto di vista del carattere, così come non è vera l’immagine di difensore killer che gli è stata cucita addosso da quelli che lo conoscevano solo in relazione all’infortunio di Shaw: in tutta la sua carriera, ed è lunga, è stato espulso solo tre volte.

Io non mi sbilancio in previsioni sul rendimento perché l’anno scorso ho preso una cantonata epocale con Vermaelen, ma penso che per il tipo di giocatore che è, a Moreno si vorrà bene anche più che a calciatori più forti di lui che sono passati da queste parti.


Il sinistro educato di Moreno: parte seconda.

La Roma brutta, sporca e cattiva piace tanto anche a me, soprattutto nel momento in cui queste doti non sono suppletive della qualità, ma complementari. E sì, credo che una parte della maturazione della squadra in questo senso sia dovuta al lavoro di Spalletti, non ho gli elementi per determinare se e quanto la squadra avesse percepito in anticipo il suo distacco e quanto questo possa aver contribuito, ma la crescita c’è stata.

Lasciami dire un’ultima cosa su Perotti e la sua esultanza. Chi lo ha offeso per aver esultato per quel gol in quel momento ama un gioco diverso da quello che amo io. Nel gioco che amo io un giocatore impazzisce di felicità e festeggia con la sua gente e con i suoi compagni un pallone che vale la salvaguardia dei sacrifici di un anno intero di una squadra, di una società, e di una tifoseria intera. Se un calciatore non provasse quella gioia per averne trasmessa così tanta a così tante persone in così poco tempo, il calcio sarebbe un gioco triste.

Daniele Manusia e Simone Conte

Daniele dirige L'Ultimo Uomo e La Giocata, Simone scrive per la radio e TV ("Tango!" su Roma Radio, "Trigoria Night Show" su Roma TV, "Gazebo" su RaiTre). Tifano Roma da quando i loro occhi possono riconoscere i colori giallo oro e rosso pompeiano.

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