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Fine delle vacanze: Milan

Calcio Italiano

Fine delle vacanze: Milan

Inizia una serie di articoli dedicati alle principali squadre della Serie A nei giorni in cui si ritrovano per preparare la nuova stagione. Acquisti, cessioni, obiettivi, come giocheranno: facciamo il punto, cominciando dalla regina del calciomercato fino a questo momento, il Milan.

 

La parola Blitzkrieg ha un’origine triste e perniciosa: l’auspicata guerra lampo tedesca, nei primi mesi della seconda guerra mondiale, grazie a meccanizzazione, potere aereo, telecomunicazioni, non si realizzò mai, e pose le basi per il più cruento conflitto che coinvolse l’Occidente nel Ventesimo secolo. Gli inglesi abbreviarono il nome in blitz, un termine che, curiosamente, ha trovato una seconda vita, pacifica e ludica, nel gergo del calciomercato. Mai, nelle recenti estati calcistiche italiane, il sostantivo è stato adatto come per la frenetica attività della coppia Fassone-Mirabelli, che ha messo a segno sei acquisti in poco più di un mese.

Era nelle intenzioni di Montella iniziare il ritiro con una squadra quanto più definitiva, e la rapida campagna della nuova società “cinese” ha esaudito il desiderio dell’allenatore campano. Il Milan, nonostante un buon campionato, era una squadra che ha risentito fortemente di una panchina corta e, di conseguenza, di un affaticamento fisico e mentale dell’undici titolare. Tutti i reparti – esclusa la porta, discorso come si sa complesso – necessitavano non solo di essere puntellati, ma aggiustati, migliorati, affidati a nuovi interpreti.

Il Milan di oggi si trova così con una difesa in cui, probabilmente, il solo Romagnoli rimarrà titolare rispetto allo scorso anno: Musacchio, il nuovo acquisto dal Vilarreal, è un centrale classe 1990 molto esperto: titolare in Liga da quando aveva 20 anni, è rientrato nel giro della Nazionale argentina per il percorso di qualificazione ai Mondiali. Discorso simile per Rodríguez: 24 anni, ma oltre 40 presenze con la Nazionale svizzera e 149 in Bundesliga. Il più inesperto, se arriverà come sembra, sarebbe Andrea Conti: e anche per lui, ormai, c’è nel curriculum un grande campionato con l’Atalanta e 17 presenze con l’Italia Under-21, tra cui l’ultimo Europeo polacco. Una difesa da affiatare, insomma, ma anche un bagaglio di esperienza e gioventù che sembra migliorare nettamente quello che, probabilmente, era stato il reparto più traballante dell’ultima stagione.

Musacchio guarda Neymar, ma con gli occhi dietro la testa vede il taglio di Digne.

A centrocampo si cambia tutto, e molto è già stato fatto: tuttavia, paradossalmente, ancora tanto dipenderà dalla scelta del regista. C’è Franck Kessié, c’è Hakan Calhanoglu, che Montella potrebbe utilizzare come “10” sia in un 4-2-3-1 sia in un 4-3-1-2. Il turco è un trequartista atipico: la lunghezza media dei suoi passaggi, secondo Squawka, è di 18 metri, segno che ama giocare anche lontano dalla porta. Ma questo non può non dipendere dal sistema di gioco adottato da Schmidt al Bayer, rapido e verticale, che non dovrebbe specchiarsi completamente in quello di Montella. Lo schema 4-2-3-1, il più ipotizzato fino a questo momento, dovrebbe trovare – salvo cessioni – gli interpreti laterali in Bonaventura e Suso.

Da qui, il passaggio ad André Silva: due crossatori precisi come l’ex atalantino e lo spagnolo possono essere un ottimo innesco per le doti fisiche del centravanti portoghese, molto bravo nell’anticipare il difensore e nel girare il pallone di testa (ha segnato così 6 volte, la scorsa stagione). Un grande lottatore, che lo scorso anno al Porto è stato impiegato sia come punta unica sia in un attacco a due, con molti margini di miglioramento e, contestualmente, alcuni difetti: quello della finalizzazione innanzitutto. Nella stagione passata ha calciato verso la porta per 97 volte, insaccando il pallone soltanto in 16 occasioni.

Il repertorio su cui Silva farà affidamento: colpo di testa e movimento a smarcarsi nell’area piccola.

Montella si trova in mano una squadra giovane e insieme esperta, che sembra non avere grandi limiti strutturali: la campagna acquisti è stata rapida, sì, ma intelligente. A proposito: il tecnico di Pomigliano è il terzo miglior manager rossonero, per risultati, dal 2000. I due nomi davanti a lui sono stati gli ultimi a portare, rispettivamente, Scudetto e Champions a Milanello.

Redazione

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