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Il portiere ideale per Guardiola

Calcio internazionale

Il portiere ideale per Guardiola

Del passaggio di Ederson dal Benfica al Manchester City si è parlato quasi esclusivamente in relazione al costo del suo cartellino: 40 milioni di euro. Ederson è diventato il portiere più pagato nella storia della Premier League dopo nemmeno una stagione e mezza da titolare al Benfica, senza aver ancora esordito nella Nazionale brasiliana, in cui fa il secondo ad Alisson, a sua volta riserva di Szczesny l’anno scorso alla Roma. L’importanza del portiere per costruire l’azione da dietro è ormai ampiamente riconosciuta, ma quelli in grado di fare davvero la differenza non sono molti e tendono a essere sopravvalutati – nel senso che costano più di quanto costerebbero se non fossero bravi col pallone tra i piedi.

Per il City Ederson rientra in questo gruppo ed è ovvio che la sensibilità del suo piede sinistro, decisamente superiore alla media del ruolo, sia stata una delle principali ragioni che hanno spinto Pep Guardiola a puntare forte su di lui. Ederson potrà effettivamente dare un contributo importante alla fase offensiva del City: ho provato a sintetizzarlo in 5 azioni.

5. Rinvio alla brasiliana

Ederson è uno specialista del cosiddetto “rinvio alla brasiliana”, che consiste nel colpire la palla sbilanciandosi lateralmente per darle un effetto particolare, teso e veloce, che facilita il controllo del compagno e permette di guadagnare campo rapidamente. In questo caso il portiere brasiliano serve Raúl Jiménez sulla corsa direttamente nella trequarti offensiva, mettendolo nelle condizioni di giocarsi l’uno contro uno nei pressi dell’area di rigore. Da un estremo all’altro del campo in pochi secondi.

4. Rinvio con le mani

Il rinvio con le mani è un’ottima alternativa per guadagnare metri velocemente dando allo stesso tempo alla palla quell’effetto tagliato che accomoda il controllo del compagno. Ancora una volta Ederson è rapido nella lettura della situazione in campo e intelligente nella scelta: il Benfica riparte in superiorità numerica (3 contro 2), ma spreca l’occasione per l’errore di Salvio, che non chiude lo scambio con Mitroglou ignorandolo dopo la finta e finendo addosso al portiere.

3. Lancio per Salvio

Nei lanci verso destra la tecnica di Ederson è quella di un centrocampista. Qui sopra il margine di errore è minimo: Salvio sta correndo a un palmo dalla linea laterale, tenuto d’occhio dal terzino sinistro dello Sporting. Ederson non solo asseconda il movimento del compagno senza costringerlo a fermarsi o a girarsi per proteggere la palla, ma dosa la forza del passaggio in modo che Salvio riesca a controllare il pallone nello spazio ridotto che lo separa dal suo marcatore. Dettagli che nascondono una sensibilità più simile a quella di un giocatore di movimento che a quella di un portiere.

2. Lancio per Cervi

Un altro esempio della precisione di Ederson nei lanci verso destra, ma in una situazione più complicata della precedente, che riassume in pochi secondi il contributo che il portiere brasiliano può dare alla prima costruzione del City. Il Benfica si adopera per iniziare l’azione da dietro: i due centrali difensivi (Luisão e Lindelöf) si allargano, un centrocampista (Fejsa) si abbassa per ristabilire la superiorità numerica, vanificata però dal pressing dello Sporting. Tocca allora a Ederson creare i presupposti per il 4 vs 3 che permette di aggirare la pressione avversaria: il lancio del portiere si appoggia sul petto di Cervi e il Benfica può continuare l’azione direttamente nella metà campo dello Sporting. Più che il portiere, in questa circostanza Ederson è a tutti gli effetti il regista della sua squadra.

1. Assist a Raúl Jiménez

Niente più di questo assist a Raúl Jiménez nella partita che consegna al Benfica il quarto titolo consecutivo di campione del Portogallo restituisce in maniera immediata le qualità di calcio di Ederson. La complessità del gioco viene ridotta all’intesa tra i due estremi della squadra, il portiere e il centravanti, e il rinvio di Ederson è notevole non solo per la distanza, ma anche per il modo in cui la palla arriva a Jiménez, che può girarsi immediatamente e puntare la porta. Anche se ormai abbiamo fatto l’abitudine ai portieri tecnici non sono in molti a trattare la palla con la qualità di Ederson.

È ovviamente una forzatura dire che il City l’ha pagato 40 milioni di euro per il suo gioco con i piedi, che anzi rappresenta un requisito base per diventare un portiere di Guardiola. Sono altri i dettagli ad averlo reso così prezioso agli occhi del tecnico catalano: oltre alla giovane età (24 anni ad agosto), l’interpretazione spregiudicata del ruolo, particolarmente adatta a un sistema che spinge costantemente i giocatori a rischiare prendendo decisioni coraggiose.

Una delle migliori qualità di Ederson è infatti la velocità nella lettura del gioco, che spesso lo porta fuori dai pali ad anticipare linee di passaggio e conclusioni avversarie. Ederson si è comunque dimostrato un portiere di livello anche tra i pali: ha chiuso lo scorso campionato portoghese con la miglior percentuale di parate (81,2%) e si è messo in evidenza anche in Champions League con alcune prestazioni eccezionali (l’andata degli ottavi contro il Borussia Dortmund, ad esempio). Oltre che sulla sua disinvoltura con la palla tra i piedi, è su questi aspetti che si è fondata la scommessa, molto cara, del City.

Federico Aquè

È il caporedattore de La Giocata. Laureato in Lettere, ha collaborato con Sprint&Sport, Datasport e Sportmediaset. Scrive per l'Ultimo Uomo.

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