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3 talenti dalle outsider della Confederations

Calcio internazionale

3 talenti dalle outsider della Confederations

La Confederations Cup è il meno prestigioso tra i tornei per nazioni, probabilmente perché ne coinvolge soltanto otto, almeno metà delle quali tendenzialmente di livello medio-basso, e non riesce a far leva al pari dei tornei continentali sullo spirito identitario e sulle storiche rivalità. D’altra parte, ogni nazione presente ha l’opportunità di esporre in vetrina i suoi migliori talenti, proprio mentre il calciomercato si appresta a entrare nel vivo delle trattative. Tra le possibili outsider della manifestazione, ne abbiamo scelti tre.

Fedor Smolov, Russia

Soltanto due anni fa, prima di segnare 38 gol in 51 partite di Russian Premier League, Fedor Smolov si accasava a parametro zero al Kuban Krasnodar, dopo una tortuosa girandola di prestiti. Veniva considerato un esterno, a dispetto dell’imponente altezza (1,87 m) perché troppo leggero per il ruolo di centravanti, e perché dotato di una buona tecnica di base, da destinare a mansioni più creative della pura finalizzazione.

Da quando è stato definitivamente spostato al centro dell’attacco, non ha più smesso di segnare. In virtù del passato da esterno di fascia, Smolov è particolarmente a suo agio quando può condurre il pallone lungo il campo, ha una discreta sensibilità nel piede sinistro per giocare di sponda o servire l’ultimo passaggio, ma si trova a suo agio anche se deve giocare da riferimento centrale e guadagnare la posizione con il fisico.


Prepotente azione individuale di Smolov contro l’Ungheria.

A gennaio il Borussia Dortmund si è interessato a lui, ma l’obiettivo di esportare i migliori talenti russi in campionati più competitivi sembra ancora abbastanza lontano dal potersi realizzare: tutti e 23 i convocati del nuovo CT Cherchesov alla Confederations Cup giocano in patria, unico caso della competizione. Per questo Smolov ha fissato un’asticella per l’immediato: «Ci siamo posti un obiettivo molto difficile per la Confederations Cup, far sì che il popolo russo possa innamorarsi di nuovo della Nazionale». Con il gol alla Nuova Zelanda e il premio di “miglior giocatore della partita”, ha iniziato a mantener fede alla promessa.

Christian Bassogog, Camerun

Il percorso trionfale del Camerun nella recente Coppa d’Africa si è concluso nella finale contro l’Egitto vinta con le reti di N’Koulou e Aboubakar. Nella stessa serata, l’esterno destro Christian Bassogog veniva nominato miglior giocatore della competizione a dispetto di ogni previsione iniziale – con il mercato di gennaio appena concluso, non la più fortunata delle tempistiche per emergere.

Bassogog è arrivato in Europa nell’agosto del 2015, pescato in North Carolina dai danesi dell’Aalborg, che l’hanno poi rivenduto in Cina sulla scia delle grandi prestazioni nel torneo in Gabon, alla cifra record (per la storia del club) di 6,8 milioni di euro.


Bassogog fa le fiamme nel campionato cinese.

Bassogog ha pensato a lungo di attendere per valutare le proposte arrivategli da Germania, Russia, Belgio, ma quando si è materializzata l’offerta dell’Henan Jianye, un contratto da 3,5 milioni di euro all’anno, non si è sentito di tirarsi indietro: «Sono fermamente convinto dell’idea che non ci sia un solo percorso per arrivare alla vetta, se avrò successo in Cina sarò ancora in grado di raggiungere i livelli più alti del calcio europeo».

Sarà difficile vedere il Camerun ai Mondiali del 2018, a meno che i “Leoni indomabili” non recuperino nel doppio scontro diretto i 4 punti che li separano dalla Nigeria. Per questo motivo la Confederations Cup potrebbe rivelarsi l’imperdibile occasione di misurare nel contesto di una manifestazione internazionale le accelerazioni di Bassogog con la palla incollata al piede, gli improvvisi cambi di ritmo e direzione, le finte a rientrare sul piede sinistro con inevitabile tiro sul secondo palo.

Bassogog non è sempre pulito nell’esecuzione tecnica, gli capita di accelerare così rapidamente da lasciare il pallone sul posto, o di perderne il controllo al momento del cross, ma nel 4-5-1 molto compatto del Camerun la capacità di creare pericoli dipenderà strettamente dall’ispirazione dei due esterni offensivi. Un’altra sfida alla quale non può sottrarsi.

Héctor Herrera, Messico

Da quando Juan Carlos Osorio è diventato il selezionatore della Nazionale messicana, Héctor Herrera è stato schierato titolare in tutte le partite ufficiali, tra la Copa América Centenario e la fase di qualificazione a Russia 2018. Solo due anni fa, il tecnico messicano auspicava un’evoluzione “alla Schweinsteiger” per quella che veniva considerata una talentuosa mezzala di inserimento, in grado di regalare giocate estemporanee, ma tutto sommato più utile senza palla. Nel 4-3-3 del Messico, che applica i principi del gioco di posizione, Herrera si è imposto nel ruolo di volante davanti alla difesa, nelle vesti di distributore del gioco, un ruolo ereditato direttamente da Rafa Márquez, assieme alla fascia da capitano.


Con un tocco morbido, Herrera pesca Lozano alle spalle della difesa avversaria.

Esattamente come “El Gran Capitán” nel sistema di La Volpe, Herrera sa abbassarsi tra i centrali di difesa per favorire la copertura del campo in ampiezza, sa giocare corto per congelare il possesso in attesa che il movimento dei centrocampisti crei lo spazio per rompere una linea di pressing e può disimpegnarsi con il gioco lungo alle spalle della difesa per esaltare i tagli delle ali (è un peccato che «per ragioni personali» Osorio non potrà sfruttare l’intesa di Herrera con il compagno di squadra nel Porto, il “Tecatito” Corona).

Il percorso di adattamento di Herrera al calcio europeo è passato attraverso la comprensione dei ritmi. Adesso si sente più rapido con i piedi, ma soprattutto con la testa. Herrera oggi è un giocatore completo, ha il baricentro basso e la forza fisica per resistere alla pressione avversaria, la leadership tecnica per incaricarsi dei calci di punizione (contro il Portogallo ha colpito un palo), l’intelligenza tattica per attivare da playmaker gli schemi offensivi del Messico. Per questo, potendo scegliere, Osorio non se ne separa mai.

Francesco Lisanti

Francesco Lisanti è nato a Matera nel 1994. Studia per laurearsi ingegnere, scrive per il blog di Wannabe Radio, collabora con Fabbrica Inter.

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